Opere

Sono un compositore e artista audiovisivo che integra immagini in movimento, composizione musicale e strutture matematiche in un’unica dimensione artistica.

La mia ricerca nasce dal desiderio di condividere con chi osserva e ascolta le mie opere il significato di esperienze di vita. Mi interessa esplorare il modo in cui percezione, memoria, scelta e trasformazione influenzano la comunicazione ed il nostro rapporto con il mondo e con noi stessi.

Ogni opera nasce da riflessioni di carattere filosofico, psicologico, sociale, che vengono traslate in immagini, algoritmi e percorsi musicali: gli algoritmi sono lo strumento generativo della forma visiva, mentre l’aspetto sonoro definisce la struttura temporale di ciascuna opera. Attraverso l’interazione di questi linguaggi costruisco esperienze nelle quali vista, udito e percezione concorrono alla costruzione del significato che emerge dall’incontro tra l’opera e chi la osserva/ascolta.

Questa possibilità di connessione l’ho denominata Quod quaeris ars. Letteralmente “quel che cerchi” e racchiude un invito: puoi trovare qualcosa di tuo, in forme diverse, all’interno delle mie opere.


Flying into the Unseen (2026)

In una serie di video racconto il percorso della creatività e delle sue diverse fasi. Flying into the Unseen costituisce una parte di questo percorso: dal desiderio iniziale alla successiva scelta del possibile, dalle prime, incerte palpitazioni alla “necessità” del parto finale.

Il video nasce dall’incontro fra musica e immagine. Quel che accade musicalmente trova una corrispondenza nella trasformazione dell’immagine, con le due dimensioni che si influenzano e si trasformano reciprocamente.

Il lavoro racconta qualcosa che precede la nascita di un’idea compiuta: il momento in cui ancora tutto è possibile, con diverse direzioni che possono convivere, influenzarsi, prevalere l’una sull’altra. Il desiderio, la scelta, il dubbio, la trasformazione e infine la necessità di dare forma a qualcosa diventano così parte di un unico processo.

Non è indispensabile essere artisti. Tutti noi, nel corso della nostra vita, creiamo, scegliamo, trasformiamo e costruiamo qualcosa. Un’idea, un progetto, una relazione, una decisione. La creatività non appartiene soltanto a chi produce opere d’arte: appartiene al modo in cui ciascuno di noi dà forma alla propria esperienza.

L’importante è saperla riconoscere e viverla.


Et lux facta est (2026)

Noi non percepiamo il mondo.

Percepiamo un’interpretazione del mondo.

Ciclo audiovisivo in quattro parti che indaga il processo attraverso cui il mondo viene trasformato in esperienza. Non percepiamo la realtà così com’è in se stessa, ma attraverso ciò che siamo: i sensi, la memoria, l’esperienza e la coscienza costruiscono il mondo come nostra rappresentazione. Il progetto riprende così la concezione di Schopenauer del rapporto tra realtà e soggetto, mondo reale e mondo come rappresentazione interiore.

Attraverso immagini generate da strutture matematiche e musica originale il progetto rende visibili quattro momenti: origine, propagazione, ricezione e interpretazione. Ab origine, Fluttuazioni, Aisthesis e Rendering the Dark and Silent World raccontano le quattro fasi attraverso cui ciò che proviene dal mondo diventa esperienza. La concezione di Bergson della durata attraversa questo processo: ogni percezione si sviluppa nel tempo interiore ed è trasformata dalla memoria.

Il progetto invita lo spettatore a riconoscere che la realtà vissuta non è una riproduzione del mondo esterno, ma il risultato dell’incontro fra quel che esiste e quel che siamo. Vedere significa quindi trasformare: ogni individuo costruisce, a partire dalla stessa realtà, una propria rappresentazione e una propria verità interiore.

Ab origine

Ogni inizio nasce da una propagazione.

Ab origine esplora l’istante che precede la forma, la materia e il linguaggio. Filamenti emergono da una sorgente lontana e si propagano senza descrivere una realtà specifica, diventando metafora di ogni origine: della luce, del suono, del pensiero, della memoria e delle relazioni umane.

Non una creazione già compiuta, ma una presenza che emerge gradualmente, come un respiro che si espande e si contrae.

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Prima di ogni immagine esiste la luce.

Prima di ogni suono esiste una vibrazione.

Prima di ogni relazione esiste un incontro possibile.

Ab origine si colloca in questo spazio iniziale, ancora privo di forme compiute ma già attraversato da energie, tensioni e potenzialità.

Il respiro costituisce il principio generatore dell’intera opera. La musica si sviluppa come una lenta alternanza di espansione e contrazione, con l’immagine che segue un percorso analogo, emergendo progressivamente da una condizione indeterminata.

La sorgente evocata dal titolo non appartiene soltanto alla fisica o alla cosmologia. Può essere interpretata come l’origine di un segnale luminoso, di una vibrazione sonora, di un pensiero, di una percezione o di un rapporto umano.

L’opera non propone una spiegazione univoca. Invita piuttosto a sostare in quel momento in cui qualcosa inizia ad apparire e il mondo, prima ancora di essere riconosciuto, prende lentamente forma.

Fluttuazioni

Ogni propagazione trasforma quel che attraversa.

Fluttuazioni esplora il diffondersi di un segnale, mostrando come ciò che si espande nello spazio possa diventare anche metafora delle relazioni, delle emozioni e delle trasformazioni che attraversano la nostra esperienza.

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L’opera prende avvio dall’idea della propagazione. Un segnale si diffonde, modifica lo spazio che attraversa, genera addensamenti e rarefazioni, onde e particelle. Non si tratta di rappresentare un fenomeno fisico, ma di trasformarne la struttura in esperienza audiovisiva.

Attraverso immagini frattali e musica originale, processi che normalmente si consumano in tempi brevissimi vengono dilatati, permettendo allo spettatore di abitarli. La musica accompagna questa continua espansione con un linguaggio ritmico e dinamico, mentre le immagini passano progressivamente da configurazioni puntiformi a forme ondulatorie.

La propagazione, tuttavia, non riguarda soltanto il mondo fisico. Ogni gesto, ogni parola, ogni emozione produce effetti che si diffondono ben oltre il momento in cui nascono. Anche nelle relazioni umane esistono addensamenti e rarefazioni, avvicinamenti e allontanamenti, risonanze che modificano continuamente il nostro modo di essere con gli altri.

L’opera racconta proprio questo: non ancora ciò che il segnale significhi, ma il semplice fatto che qualcosa si è messo in movimento.

Aisthesis

Prima di interpretare il mondo, lo accogliamo.

Aisthesis esplora quel momento sospeso in cui qualcosa proveniente dall’esterno raggiunge i nostri sensi e diventa possibilità di esperienza.

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Se Fluttuazioni raccontava il diffondersi del segnale, qui il centro dell’attenzione si sposta sul suo arrivo.

Il video si apre nel silenzio visivo. La musica, sospesa e contemplativa, crea uno spazio di attesa. Poi una sottile fenditura lascia filtrare la luce: non accade ancora nulla di definitivo, ma qualcosa ha iniziato a entrare nel nostro orizzonte percettivo.

Nel corso dell’opera ricompaiono brevemente due immagini provenienti da Fluttuazioni. Là rappresentavano il segnale nella sua propagazione; qui assumono un significato diverso. Non descrivono più ciò che si diffonde, ma ciò che viene accolto. Lo stesso evento cambia natura perché cambia il punto di osservazione.

Aisthesis non riguarda soltanto la percezione sensoriale. Ogni relazione umana inizia con un atto di ricezione. Un volto, una voce, uno sguardo, una parola, un silenzio raggiungono i nostri sensi prima ancora che il pensiero attribuisca loro un significato. Anche l’amicizia, l’amore, il conflitto o l’incontro nascono da questo momento originario di apertura.

Per questo il video evita qualsiasi interpretazione. Rimane volutamente sospeso nel tempo dell’accoglienza, quando il mondo non è ancora diventato spiegazione, ma è soltanto presenza.

Rendering the Dark and Silent World

Ogni interpretazione trasforma il possibile in esperienza.

Rendering esplora il momento in cui il cervello organizza i segnali ricevuti dai sensi e costruisce ciò che chiamiamo realtà. Il mondo non appare immediatamente come immagini, suoni o significati: è l’interpretazione a trasformare ciò che percepiamo nell’esperienza che viviamo.

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Fra le quattro opere di Et lux facta est, Rendering rappresenta il momento conclusivo: la costruzione del significato.

Ciò che ci circonda non esiste, per noi, come immagine o come suono fino a quando il nostro sistema percettivo non lo interpreta. Senza i nostri sensi e senza il lavoro del cervello, il mondo sarebbe soltanto un insieme di segnali privi di forma, di colore e di significato. Ogni essere vivente costruisce una propria realtà attraverso le modalità con cui percepisce ciò che lo circonda.

L’opera amplia questa riflessione oltre la dimensione sensoriale. Lo stesso processo interpretativo accompagna infatti ogni esperienza umana: le relazioni, la memoria, le emozioni, i ricordi, le idee e il modo stesso in cui comprendiamo gli altri e noi stessi. Ciò che chiamiamo realtà è inseparabile dall’interpretazione che continuamente ne costruiamo.

Le immagini non illustrano questo processo: lo mettono in scena. Figure che sembrano emergere spontaneamente prendono forma e si dissolvono nuovamente, suggerendo che ogni significato nasce da un equilibrio fragile tra ciò che il mondo offre e ciò che la mente riconosce.

Il mondo diventa realtà solo quando qualcuno lo interpreta.

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, video, estratti video e immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Freedom – The Y Form (2025/26)

Ogni scelta è la forma della libertà e crea un percorso unico.

Attraverso quattro opere audiovisive esploro il tema della scelta mediante la forma ricorrente della Y, simbolo della biforcazione, della decisione e della trasformazione.

La Y non rappresenta soltanto un elemento grafico, ma è intesa come struttura rizomatica dell’esistenza: ritorna nelle ramificazioni degli alberi, nei sistemi fluviali, nelle connessioni neuronali, nei vasi sanguigni e nei frattali che ispirano le strutture visive del progetto. Immagini generative di origine matematica e musica originale si sviluppano in modo parallelo, costruendo un’unica esperienza percettiva in cui le possibilità si moltiplicano, si separano e progressivamente si definiscono.

Ogni scelta non modifica soltanto il percorso che ci attende: contribuisce a dare forma a ciò che siamo.

Scegliere significa restringere il campo delle possibilità, rinunciare ad altre direzioni e assumersi la responsabilità di un percorso. Da questa riflessione nasce il progetto: esplorare la libertà non come assenza di limiti, ma come capacità di dare forma consapevolmente alla propria esistenza. Attraverso la sinestesia tra immagini e musica, il progetto invita lo spettatore a vivere questa riflessione non soltanto come un concetto, ma come un’esperienza percettiva.

Le quattro opere che compongono il ciclo rappresentano le diverse fasi di un unico percorso esistenziale: il percorso della scelta stessa. È come se la scelta diventasse la protagonista del ciclo e accompagnasse lo spettatore dall’apertura delle possibilità fino alla trasformazione dell’identità.

The Path racconta l’origine e la nascita di una direzione;

Field of Possibilities rappresenta l’apertura alle molteplici possibilità;

Within the Choice conduce nel momento della decisione;

The Y Once Again mostra come ogni scelta produca una trasformazione e contribuisca a definire la nostra identità.

Freedom – The Y Form nasce da una riflessione sul paradosso della libertà. Finché tutte le possibilità rimangono aperte, il movimento resta soltanto potenziale.

La libertà è spesso interpretata come possibilità infinita.

Freedom – The Y Form propone una prospettiva diversa: siamo realmente liberi solo quando scegliamo una direzione e accettiamo le rinunce che ogni decisione comporta.

The Path

Field of Possibilities

Within the Choice

The Y Once Again

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, video, estratti video e immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Sul perdono (2025/26)


Il perdono non cancella il passato. Trasforma il nostro modo di guardarlo.

Due opere complementari esplorano il perdono attraverso movimenti temporali opposti: una ricopre lentamente la ferita, l’altra rivela improvvisamente ciò che era rimasto nascosto. Insieme indagano il perdono come nascondimento e come rivelazione.

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Quando subiamo offese o allontanamenti, la ferita si manifesta immediatamente. Perdonare gli altri diventa allora un processo nel tempo: una lenta copertura, una stratificazione che tende a rendere invisibile ciò che ha ferito.

Diverso è il perdono di sé. Spesso richiede tempo per emergere, fino a manifestarsi come uno squarcio improvviso: una frattura che rende visibile, a distanza, l’errore e il male arrecato, talvolta nella sua dimensione più assurda.

Se nel primo caso il perdono agisce come copertura, nel secondo si configura come rivelazione. Due temporalità opposte, due movimenti complementari.
Esiste davvero un momento in cui il perdono si compie, oppure continua a trasformarsi insieme a noi?

Sul perdono

Immagini derivate dall’opera

Il perdono – Spirale con foglie

Perdonar me stesso – Squarcio sull’assurdo

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Le forme del desiderio (2026)

Opera audiovisiva in due movimenti: Materia e Spirito.
Il lavoro nasce dall’idea di una forma generativa comune, capace di produrre esiti differenti a seconda della direzione intrapresa.

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In Materia, il desiderio si manifesta come tensione verso molteplici oggetti: ciò che emerge è instabile, si disperde e si consuma rapidamente, senza mai consolidarsi in una forma duratura. La ripetizione non produce sviluppo, ma una continua variazione priva di permanenza.

In Spirito, la stessa energia generativa non si esaurisce, ma si trasforma. Le forme non si dissolvono, bensì mutano mantenendo una continuità interna, come se un’identità profonda persistesse al di là delle sue manifestazioni visibili. L’immagine tende a oltrepassare i propri confini, suggerendo uno spazio più ampio rispetto a quello mostrato.

Musica e immagine procedono in parallelo, come processi autonomi ma convergenti. Non vi è un intento illustrativo, ma la costruzione di un’esperienza percettiva in cui lo spettatore è invitato a sostare nella tensione tra instabilità e permanenza, senza che essa trovi una risoluzione definitiva.

Il desiderio non viene giudicato: viene osservato nelle sue diverse possibilità di trasformazione.

Forme del desiderio

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Il potere (2025/26)

Dittico audiovisivo composto da I due arrampicatori sociali e Bollicine.

Nasce dall’osservazione di una dinamica ricorrente: il desiderio di affermazione che spinge individui e gruppi a inseguire posizioni di vantaggio, prestigio o dominio.

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Ne I due arrampicatori sociali, due figure percorrono traiettorie parallele all’interno di una struttura più ampia che le contiene e le supera. Pur apparendo come protagonisti, essi non occupano il vero centro dell’immagine. Il loro percorso lascia dietro di sé tracce e tensioni che suggeriscono la presenza di conseguenze già in atto. L’opera si presenta come un’istantanea sospesa: non racconta una storia, ma mostra una condizione.

In Bollicine, ciò che nel primo episodio rimaneva implicito emerge progressivamente. Le conseguenze si diffondono nello spazio come fenomeni autonomi, assumendo forme molteplici e mutevoli. Le bollicine possono apparire leggere e innocue, ma diventano simboli di propagazione, influenza, condizionamento e paura. I due arrampicatori riappaiono soltanto come presenze marginali e occultate.

Infatti le due opere non descrivono il potere come istituzione o come lettura univoca del potere, ma come dinamica: una forza che nasce dalla competizione, dalla conquista e dall’affermazione di sé, per poi propagarsi ben oltre i suoi protagonisti.

Dal punto di vista musicale, il ciclo si sviluppa come una trasformazione continua. L’ironica marcia iniziale viene progressivamente disturbata da una presenza sonora crescente che interrompe il suo apparente equilibrio. In Bollicine il carattere ritmico della marcia sopravvive in forma deformata, assumendo un tono sempre più drammatico fino a culminare nello scontro conclusivo.

Il potere non coincide con chi lo esercita: continua ad agire attraverso gli effetti che lascia dietro di sé.

Il potere

Immagini derivate dall’opera

I due arrampicatori sociali

Bollicine

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Altre opere



Dans le brouillard de la nuit (2025)

Alcuni percorsi diventano visibili soltanto camminando.