Opere

Sono un compositore e artista audiovisivo.

L’esperienza umana nasce dall’incontro tra il mondo e il modo in cui lo percepiamo, lo interpretiamo e lo trasformiamo in scelte. Questo processo non è mai neutrale: può essere orientato dal potere, guidato dal desiderio, trasformato dal perdono e continuamente rinnovato dalla creatività.

Attraverso immagini e musica racconto storie sull’esplorazione dell’esperienza umana. Ogni opera invita a condividere un percorso nel quale il significato emerge progressivamente dall’incontro fra immagini, suoni e l’esperienza di chi guarda e ascolta.

Questo è Quod quaeris ars.

Letteralmente significa “ciò che cerchi” e racchiude un invito: puoi trovare qualcosa di tuo, in forme diverse, all’interno delle mie opere.


Et lux facta est (2026)


opera audiovisiva in quattro parti

Noi non percepiamo il mondo.

Percepiamo un’interpretazione del mondo.

Et lux facta est nasce da una riflessione su come il mondo viene percepito e costruito dall’esperienza umana.

Ciò che chiamiamo luce, suono, immagine o realtà non esiste immediatamente come tale: prima della percezione vi sono segnali, fluttuazioni, onde, trasformazioni. L’opera esplora questo passaggio attraverso immagini generate da strutture matematiche e musica originale, intrecciando aspetti fisici, biologici, filosofici e umani.

Il ciclo è composto da quattro parti:

Ab origine
Fluttuazioni
Aisthesis
Rendering the Dark and Silent World

Ab origine

Ogni inizio nasce da una propagazione.

Ab origine esplora l’istante che precede la forma, la materia e il linguaggio. Filamenti emergono da una sorgente lontana e si propagano senza descrivere una realtà specifica, diventando metafora di ogni origine: della luce, del suono, del pensiero, della memoria e delle relazioni umane.

Non una creazione già compiuta, ma una presenza che emerge gradualmente, come un respiro che si espande e si contrae.

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Prima di ogni immagine esiste la luce.

Prima di ogni suono esiste una vibrazione.

Prima di ogni relazione esiste un incontro possibile.

Ab origine si colloca in questo spazio iniziale, ancora privo di forme compiute ma già attraversato da energie, tensioni e potenzialità.

Il respiro costituisce il principio generatore dell’intera opera. La musica si sviluppa come una lenta alternanza di espansione e contrazione, con l’immagine che segue un percorso analogo, emergendo progressivamente da una condizione indeterminata.

La sorgente evocata dal titolo non appartiene soltanto alla fisica o alla cosmologia. Può essere interpretata come l’origine di un segnale luminoso, di una vibrazione sonora, di un pensiero, di una percezione o di un rapporto umano.

L’opera non propone una spiegazione univoca. Invita piuttosto a sostare in quel momento in cui qualcosa inizia ad apparire e il mondo, prima ancora di essere riconosciuto, prende lentamente forma.

Fluttuazioni

Ogni propagazione trasforma quel che attraversa.

Fluttuazioni esplora il diffondersi di un segnale, mostrando come ciò che si espande nello spazio possa diventare anche metafora delle relazioni, delle emozioni e delle trasformazioni che attraversano la nostra esperienza.

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L’opera prende avvio dall’idea della propagazione. Un segnale si diffonde, modifica lo spazio che attraversa, genera addensamenti e rarefazioni, onde e particelle. Non si tratta di rappresentare un fenomeno fisico, ma di trasformarne la struttura in esperienza audiovisiva.

Attraverso immagini frattali e musica originale, processi che normalmente si consumano in tempi brevissimi vengono dilatati, permettendo allo spettatore di abitarli. La musica accompagna questa continua espansione con un linguaggio ritmico e dinamico, mentre le immagini passano progressivamente da configurazioni puntiformi a forme ondulatorie.

La propagazione, tuttavia, non riguarda soltanto il mondo fisico. Ogni gesto, ogni parola, ogni emozione produce effetti che si diffondono ben oltre il momento in cui nascono. Anche nelle relazioni umane esistono addensamenti e rarefazioni, avvicinamenti e allontanamenti, risonanze che modificano continuamente il nostro modo di essere con gli altri.

L’opera racconta proprio questo: non ancora ciò che il segnale significhi, ma il semplice fatto che qualcosa si è messo in movimento.

Aisthesis

Prima di interpretare il mondo, lo accogliamo.

Aisthesis esplora quel momento sospeso in cui qualcosa proveniente dall’esterno raggiunge i nostri sensi e diventa possibilità di esperienza.

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Se Fluttuazioni raccontava il diffondersi del segnale, qui il centro dell’attenzione si sposta sul suo arrivo.

Il video si apre nel silenzio visivo. La musica, sospesa e contemplativa, crea uno spazio di attesa. Poi una sottile fenditura lascia filtrare la luce: non accade ancora nulla di definitivo, ma qualcosa ha iniziato a entrare nel nostro orizzonte percettivo.

Nel corso dell’opera ricompaiono brevemente due immagini provenienti da Fluttuazioni. Là rappresentavano il segnale nella sua propagazione; qui assumono un significato diverso. Non descrivono più ciò che si diffonde, ma ciò che viene accolto. Lo stesso evento cambia natura perché cambia il punto di osservazione.

Aisthesis non riguarda soltanto la percezione sensoriale. Ogni relazione umana inizia con un atto di ricezione. Un volto, una voce, uno sguardo, una parola, un silenzio raggiungono i nostri sensi prima ancora che il pensiero attribuisca loro un significato. Anche l’amicizia, l’amore, il conflitto o l’incontro nascono da questo momento originario di apertura.

Per questo il video evita qualsiasi interpretazione. Rimane volutamente sospeso nel tempo dell’accoglienza, quando il mondo non è ancora diventato spiegazione, ma è soltanto presenza.

Rendering the Dark and Silent World

Ogni interpretazione trasforma il possibile in esperienza.

Rendering esplora il momento in cui il cervello organizza i segnali ricevuti dai sensi e costruisce ciò che chiamiamo realtà. Il mondo non appare immediatamente come immagini, suoni o significati: è l’interpretazione a trasformare ciò che percepiamo nell’esperienza che viviamo.

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Fra le quattro opere di Et lux facta est, Rendering rappresenta il momento conclusivo: la costruzione del significato.

Ciò che ci circonda non esiste, per noi, come immagine o come suono fino a quando il nostro sistema percettivo non lo interpreta. Senza i nostri sensi e senza il lavoro del cervello, il mondo sarebbe soltanto un insieme di segnali privi di forma, di colore e di significato. Ogni essere vivente costruisce una propria realtà attraverso le modalità con cui percepisce ciò che lo circonda.

L’opera amplia questa riflessione oltre la dimensione sensoriale. Lo stesso processo interpretativo accompagna infatti ogni esperienza umana: le relazioni, la memoria, le emozioni, i ricordi, le idee e il modo stesso in cui comprendiamo gli altri e noi stessi. Ciò che chiamiamo realtà è inseparabile dall’interpretazione che continuamente ne costruiamo.

Le immagini non illustrano questo processo: lo mettono in scena. Figure che sembrano emergere spontaneamente prendono forma e si dissolvono nuovamente, suggerendo che ogni significato nasce da un equilibrio fragile tra ciò che il mondo offre e ciò che la mente riconosce.

Il mondo diventa realtà solo quando qualcuno lo interpreta.

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, video, estratti video e immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Freedom – The Y Form (2025/26)

Ogni scelta è la forma della libertà e crea un percorso unico.

Quattro opere audiovisive esplorano il paradosso della libertà: ogni decisione trasforma l’infinito del possibile in una sola realtà. La ricorrente forma della Y diventa il simbolo della scelta e, in ultima analisi, della forma che diamo alla nostra vita.

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Al centro del progetto si colloca la forma della Y, intesa come biforcazione: punto di separazione e di decisione. Essa diventa simbolo della scelta, della libertà e, più in profondità, della condizione stessa dell’esistenza, intesa come continuo confronto tra possibilità divergenti.

Il progetto nasce dall’interazione tra strutture visive generative di origine matematica e composizione musicale, sviluppate in modo parallelo e non illustrativo. Immagini e suoni condividono un percorso espressivo comune, costruendo un ambiente immersivo in cui i percorsi si moltiplicano, si attraversano e progressivamente si definiscono.

La forma della Y non rappresenta un singolo bivio, ma una struttura ricorrente: ogni decisione genera nuove diramazioni, nuove aperture e nuovi limiti. Ogni scelta esclude possibilità, ma proprio per questo rende possibile un percorso.

Le quattro opere in cui si articola il ciclo delineano una progressione:

  • The Path – origine e direzione iniziale;
  • Field of Possibilities – apertura a molteplici possibilità;
  • Within the Choice – immersione nello spazio della scelta;
  • The Y Once Again – ritorno, trasformazione e definizione.

Ogni scelta non modifica soltanto il percorso che ci attende: contribuisce a dare forma a ciò che siamo.

The Path
Un percorso emerge dal vuoto e si definisce come direzione possibile.

Field of Possibilities
Molteplici traiettorie si aprono e si sovrappongono, creando uno spazio di possibilità.

Within the Choice

Lo sguardo si immerge all’interno delle possibilità, attratto dalle loro tensioni.

The Y Once Again
Tra i percorsi possibili, uno viene scelto: la libertà si manifesta come limite.

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, video, estratti video e immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Sul perdono (2025/26)


Il perdono non cancella il passato. Trasforma il nostro modo di guardarlo.

Due opere complementari esplorano il perdono attraverso movimenti temporali opposti: una ricopre lentamente la ferita, l’altra rivela improvvisamente ciò che era rimasto nascosto. Insieme indagano il perdono come nascondimento e come rivelazione.

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Quando subiamo offese o allontanamenti, la ferita si manifesta immediatamente. Perdonare gli altri diventa allora un processo nel tempo: una lenta copertura, una stratificazione che tende a rendere invisibile ciò che ha ferito.

Diverso è il perdono di sé. Spesso richiede tempo per emergere, fino a manifestarsi come uno squarcio improvviso: una frattura che rende visibile, a distanza, l’errore e il male arrecato, talvolta nella sua dimensione più assurda.

Se nel primo caso il perdono agisce come copertura, nel secondo si configura come rivelazione. Due temporalità opposte, due movimenti complementari.
Esiste davvero un momento in cui il perdono si compie, oppure continua a trasformarsi insieme a noi?

Sul perdono

Immagini derivate dall’opera

Il perdono – Spirale con foglie

Perdonar me stesso – Squarcio sull’assurdo

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Le forme del desiderio (2026)

Opera audiovisiva in due movimenti: Materia e Spirito.
Il lavoro nasce dall’idea di una forma generativa comune, capace di produrre esiti differenti a seconda della direzione intrapresa.

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In Materia, il desiderio si manifesta come tensione verso molteplici oggetti: ciò che emerge è instabile, si disperde e si consuma rapidamente, senza mai consolidarsi in una forma duratura. La ripetizione non produce sviluppo, ma una continua variazione priva di permanenza.

In Spirito, la stessa energia generativa non si esaurisce, ma si trasforma. Le forme non si dissolvono, bensì mutano mantenendo una continuità interna, come se un’identità profonda persistesse al di là delle sue manifestazioni visibili. L’immagine tende a oltrepassare i propri confini, suggerendo uno spazio più ampio rispetto a quello mostrato.

Musica e immagine procedono in parallelo, come processi autonomi ma convergenti. Non vi è un intento illustrativo, ma la costruzione di un’esperienza percettiva in cui lo spettatore è invitato a sostare nella tensione tra instabilità e permanenza, senza che essa trovi una risoluzione definitiva.

Il desiderio non viene giudicato: viene osservato nelle sue diverse possibilità di trasformazione.

Forme del desiderio

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Il potere (2025/26)

Dittico audiovisivo composto da I due arrampicatori sociali e Bollicine.

Nasce dall’osservazione di una dinamica ricorrente: il desiderio di affermazione che spinge individui e gruppi a inseguire posizioni di vantaggio, prestigio o dominio.

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Ne I due arrampicatori sociali, due figure percorrono traiettorie parallele all’interno di una struttura più ampia che le contiene e le supera. Pur apparendo come protagonisti, essi non occupano il vero centro dell’immagine. Il loro percorso lascia dietro di sé tracce e tensioni che suggeriscono la presenza di conseguenze già in atto. L’opera si presenta come un’istantanea sospesa: non racconta una storia, ma mostra una condizione.

In Bollicine, ciò che nel primo episodio rimaneva implicito emerge progressivamente. Le conseguenze si diffondono nello spazio come fenomeni autonomi, assumendo forme molteplici e mutevoli. Le bollicine possono apparire leggere e innocue, ma diventano simboli di propagazione, influenza, condizionamento e paura. I due arrampicatori riappaiono soltanto come presenze marginali e occultate.

Infatti le due opere non descrivono il potere come istituzione o come lettura univoca del potere, ma come dinamica: una forza che nasce dalla competizione, dalla conquista e dall’affermazione di sé, per poi propagarsi ben oltre i suoi protagonisti.

Dal punto di vista musicale, il ciclo si sviluppa come una trasformazione continua. L’ironica marcia iniziale viene progressivamente disturbata da una presenza sonora crescente che interrompe il suo apparente equilibrio. In Bollicine il carattere ritmico della marcia sopravvive in forma deformata, assumendo un tono sempre più drammatico fino a culminare nello scontro conclusivo.

Il potere non coincide con chi lo esercita: continua ad agire attraverso gli effetti che lascia dietro di sé.

Il potere

Immagini derivate dall’opera

I due arrampicatori sociali

Bollicine

Disponibilità
Il ciclo è concepito come opera audiovisiva e come possibile installazione.
Sono disponibili, su richiesta, immagini derivate in formato stampabile su tela o carta fotografica. Le stampe sono realizzate in tiratura limitata e accompagnate da certificato di autenticità.

Per informazioni: sergiopallante.art@gmail.com


Altre opere



Dans le brouillard de la nuit (2025)

Alcuni percorsi diventano visibili soltanto camminando.


Guerra (2025)

Ogni guerra continua a risuonare ben oltre il silenzio delle armi.