I like to say that I have never really worked in my life.
I have simply enjoyed being a composer and teaching in Italian Conservatories, guiding students in the discovery and understanding of the great works of music through Musical Analysis.
Several of my compositions have been performed in concerts across Europe, the United States and Canada, broadcast by radio stations such as RAI, Radio France and Radio Prague, and recorded on CD.
I have also created multimedia performances in collaboration with other artists.
In 2025 I began exploring paths in mathematical-digital art, intertwining them with my music.
Some works have been presented in international contexts, including the Joint Mathematics Meetings in Washington, In alis artis in Milan, and the Galerie Thuillier in Paris.
A trilogy of audiovisual works will also be presented in an upcoming event at the Friedman Gallery in New York.
My encounter with mathematical-digital art and fractals
In my youth, I studied mathematics at university, completing most of the exams before leaving my studies to devote myself fully to music, teaching, and composition. That interest, however, remained in the background.
Over the years, I also created several multimedia performances: the visual elements were produced by other artists and selected collaboratively, but even then I was already fascinated by the relationship between mathematical forms, visual perception, and music.
This interest has gradually taken a more defined shape in my current research.
Artistic Research
My work arises from the intersection of mathematics, image, sound, and emotional pathways.
Through mathematical-digital forms and musical composition, I explore processes of transformation in which an origin expands, multiplies, or changes.
Bifurcation — understood as the transition from unity to multiplicity — is a central dynamic of this research: a primary form that opens like a Y, generating possibilities.
Alongside this, an energetic dimension emerges, shaped by tension, accumulation, and rarefaction, in which form takes shape and evolves over time.
The works do not narrate but open perceptual spaces where image and sound invite a direct experience, suspended between order and transformation.
Within this space, form becomes the place where a possibility appears: the possibility of choosing, and therefore of existing.
In 2025 I began to explore this field directly.
Critical Perspectives
Sandro Serradifalco
Masters in Paris
Galerie Thuillier, Paris, 2026
War
Reviews
In War, Sergio Pallante uses the language of mathematical art to construct an image that, despite its abstraction, conveys tension and conflict. The fractal forms, repetitive and hypnotic, generate a visual space that seems to expand infinitely, evoking a dimension of confrontation without boundaries or resolution.
The use of vivid, contrasting colors intensifies the sense of instability, while the underlying mathematical structure suggests an apparent order that is constantly put into crisis. Pallante translates the theme of war into a non-narrative, conceptual vision, in which chaos emerges precisely from an excess of structure. The work thus becomes a reflection on the ambiguity of progress and on the subtle line separating rationality from destruction, offering the viewer a powerful and unsettling image, to be experienced rather than simply interpreted.
Music, Images and Fractals: Sergio Pallante’s Art in New York
29/05/2026
by Francesca Callipari
Interview published by I Love Italy – Arte e Cultura on the occasion of the exhibition “Italy Calls the World”, New York.
Read the interview (Italian)
In occasione della Mostra Internazionale “Italy calls the world” che si svolgerà a New York dal 21 giugno presso la Fridman Gallery, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sergio Pallante tra gli artisti selezionati per questo evento in videoesposizione.
1. Per iniziare racconta ai nostri lettori quando hai scoperto la tua passione e come hai capito che era per te un vero e proprio bisogno dell’anima?
La musica è stata il primo nucleo del mio percorso artistico. Fin da giovane ho percepito la composizione non come semplice interesse, ma come una necessità interiore, un modo per dare forma a tensioni, domande e percezioni difficili da esprimere altrimenti. Negli anni questa esigenza si è progressivamente estesa anche all’immagine, fino a portarmi verso una ricerca audiovisiva in cui suono e visione convivono come parti di uno stesso processo espressivo.
2. In questa mostra a New York, presenterai la tua opera digitale nel maxischermo della galleria, cosa rappresenta per te questa possibilità e quali emozioni stai provando?
Partecipare a una mostra a New York rappresenta per me soprattutto la possibilità di condividere il mio lavoro in un contesto internazionale e aperto al dialogo tra linguaggi differenti. Sapere che un’opera audiovisiva verrà proiettata su un grande schermo cambia anche la percezione del lavoro stesso: immagine e suono acquistano una dimensione più immersiva e fisica. Provo curiosità, interesse e anche il desiderio di capire come un pubblico diverso reagirà a questo tipo di esperienza.
3. Il titolo dell’evento, “Italy Calls the World”, evoca un ponte culturale necessario. Cosa ti ha spinto ad aderire a questo progetto e quale aspetto di questo progetto senti più vicino alla tua ricerca?
Mi ha colpito l’idea di creare un ponte culturale attraverso linguaggi contemporanei e differenti forme artistiche. Credo che oggi sia importante costruire spazi in cui l’arte possa diventare occasione di confronto e non soltanto esposizione. L’aspetto che sento più vicino alla mia ricerca è proprio questa possibilità di mettere in relazione sensibilità, esperienze e modalità percettive diverse.
4. New York è una città che non si ferma mai. Cosa pensi che il pubblico newyorkese possa trovare di “necessario” o rigenerante nella tua arte?
New York è una città attraversata da velocità, stimoli continui e trasformazioni incessanti. Forse proprio per questo penso che un’opera audiovisiva possa offrire un’esperienza diversa: non un messaggio immediato o chiuso, ma uno spazio di percezione e immersione. Mi interessa creare lavori che non impongano una lettura univoca, ma che permettano allo spettatore di entrare nell’opera secondo la propria sensibilità.
5. La videoarte unisce tempo, spazio, suono e immagine. Quando inizi un nuovo progetto, da quale di questi elementi parti di solito? C’è un ‘gancio’ visivo o concettuale che mette in moto tutto?
Nella maggior parte dei casi il punto di partenza è una combinazione tra immagine e musica. A volte nasce prima una struttura sonora, altre volte un’intuizione visiva o una particolare forma frattale. Più che una narrazione precisa, cerco un nucleo percettivo o emotivo capace di generare trasformazioni.
All’interno delle opere confluiscono anche pensieri, tensioni e riflessioni che possono riguardare aspetti emotivi, politici, sociali, psicologici o spirituali. Alcuni lavori nascono da un senso di angoscia, altri da interrogativi legati alla percezione, al desiderio o alla condizione umana.
Il dialogo continuo tra suono, immagine e questa componente concettuale variabile mi permette di costruire una forma espressiva che sento come totalizzante, in cui i diversi linguaggi non si illustrano a vicenda ma convergono in un’unica esperienza artistica.